La ricercatrice… di scarti! (guest post by Artefatti)




Seguo Artefatti da circa cinque anni. All’epoca non avevo blog, né bimbi, né ci stavo ancora minimamente pensando; mi collegavo dall’ufficio in pausa pranzo per andare a sbirciare se era stato pubblicato qualcosa di nuovo e Artefatti all’epoca era – Clod, perdonami! – tremendo: scadenza dei post molto variabile, foto scattate con luci improbabili, autori che andavano e venivano.
Eppure ci andavo sempre, e non ero certo la sola. Mi capitava spesso di trovare riferimenti al blog in rete, e questo perché dietro Artefatti c’era un’idea tanto semplice quanto innovativa e affascinante: la volontà di creare qualcosa di bello a partire da quella che comunemente consideriamo vera e propria spazzatura: buste del caffè, della spesa, scarti di lavorazione in plastica, metallo, stoffa…

   Col tempo Clod ha poi preso in mano la situazione: ha perfezionato il suo stile, sistemato il blog, creato un sito e uno shop, e pian piano Artefatti è si è trasformato nel suo lavoro.
Da vecchia fan non vi nascondo l’emozione di avere oggi ospite Clod in persona che – guarda un po’ i casi della vita – per la mia Raccolta di Riciclo Creativo ha deciso proprio di raccontare la sua storia! Buona lettura… 


 Oggi vi racconto il mio piano B… che non è detto che funzionerà ma che proverò a fare funzionare!
Dopo tanti anni passati a studiare e prepararmi per fare la sociologa del lavoro (prima e poi semplicemente la sociologa) alla fine della mia carriera universitaria mi ritrovo a dover cambiare rotta completamente.
Appena laureata ho cominciato a lavorare in un centro studi collegato all’università, dopo qualche anno ho cominciato anche a insegnare all’università e dopo tanti altri anni ancora ho deciso di fare il dottorato e ho cominciato a lavorare come ricercatrice. Come dire: le tappe le ho toccate tutte!



Nel frattempo, però, quando le cose non mi sembrava andassero nella giusta direzione o non mi davano tanta soddisfazione, mi dedicavo a piccoli lavoretti manuali dapprima con materiali nuovi e poi via via nel tempo, utilizzando materiali di recupero. Come dico io, le tecniche le ho passate tutte: dalla ceramica al mosaico, passando per il feltro, la pittura a olio, il cernit e il polyshrink: da autodidatta ma anche frequentando tanti corsi e laboratori.
Ogni tanto trascinavo le mie amiche nelle mie avventure creative pensando di condividere la mia passione e di divertirmi insieme a loro… tanti anni fa, ad esempio, siamo state le artigiane 97… me ne ero completamente dimenticata… ho riesumato un reperto proprio la settimana scorsa!
Ogni tanto le spiazzavo giocando in solitaria… nel 2005 di punto in bianco (e senza avere mai dipinto quadri) ho fatto una fiera nella mia città con una produzione di quadretti a olio per le camerette dei bambini… finché nel 2008, se ben ricordo, ho deciso di aprire il blog, coivolgendole ancora una volta. Poi con il tempo ho cominciato fare delle cose anche da sola, quando ho capito che in realtà le mie amiche lo facevano quasi più per me che per la loro passione creativa e quando anche le mie esigenze sono cambiate.



   Oggi cambio vita e soprattutto lavoro: mi definirei un’eco-artigiana perché voglio dedicarmi al recupero degli scarti di lavorazione industriale per le aziende. Ho già cominciato a fare qualche lavoretto e qualche commessa più importante è già arrivata. Sono solo all’inizio e spero che le cose possano andare bene.
Alcune persone che leggono il blog pensano che fare questo mestiere sia sempre stato il mio sogno. In tutta onestà non ci avevo mai pensato seriamente (per me era solo un bel giochino) e solo ora che ho deciso mi accorgo di quanto accanimento e quanta passione io abbia messo in questa cosa.
Anche da ragazzina prima di optare per il liceo pensai che mi sarebbe piaciuto frequentare l’istituto d’arte (così si chiamava allora), ma mi ricordo anche che non lo presi mai concretamente in considerazione perché dentro di me la spinta “intellettuale” era più urgente di tutte le altre. Appena laureata il mio sogno era rimanere all’università per insegnare e soprattutto fare ricerca… questa sì che era la mia passione! Ma forse esaurita, per tanti motivi, la prima strada, la mia seconda anima si è fatta avanti.


Prima di concludere un’ultima cosa ancora … rivolta soprattutto a quelle persone che potrebbero trovarsi ad affrontare un mutamento del genere. Oggi cambiare lavoro anche per necessità può capitare più spesso di quanto si pensi. Quello che mi sentirei di dire (così magari conta di più anche per me) è che cambiare totalmente strada non significa necessariamente “perdere”, “fallire” o “avere sbagliato”. Io sono contenta di avere fatto le mie scelte… non potevo fare altro… era quello di cui avevo bisogno allora. E sono sicura che la mia esperienza nel campo della ricerca mi abbia dato tanto e che quel tanto in ogni caso me lo porterò dietro e mi servirà per affrontare meglio questo “nuovo” mondo così affascinante, ma anche così difficile da interpretare!

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