Si fa presto a dire … green (guest post di Mamma è in pausa caffè)



Io ci avrei anche provato a rispondere ai miei figli che non possono disturbarmi perché sono in pausa caffè.
Il risultato è che mio figlio resta in silenzio per qualche secondo, guardandomi male, e poi riprende il discorso esattamente da dove lo aveva lasciato (di solito si tratta di una richiesta impellentissima, tipo attaccare il rimorchio a una macchinina, o trovare qualcosa che ha perso, che di solito ritrovo in bocca alla sorellina). Anche se non funziona, per me è diventata una frase scacciapensieri, per ridere tra me e me quando lo stress vuol prendere il sopravento.
L’artefice di tanta arte è lei, tri mamma (sì, lei ne ha fatti addirittura tre), che da anni riesce regolarmente a farmi morire dalle risate con le sue considerazioni sulla sua vita da (tri)mamma. Ritenendomi io una mamma meno green di quanto che vorrei, spontaneamente sono andata da lei per chiederle soccorso e sdrammatizzare, per sentirmi (un pochino) meno in colpa. Così, dopo il bellissimo post di Pachamama (che, vi avverto, ha risposto ai vostri commenti) parliamo ancora, come promesso, di mamme green, stavolta in chiave un po’ più ironica!
Prego, a lei…

Quando Silvia mi ha chiesto se avevo voglia di spolverare qualche idea sul riciclo creativo o sul mio modo di essere una mamma green, sono stata a lungo titubante. Credo che questo dipenda da un sentimento tri valente (cosa aspettarsi da una tri mamma!?) rispetto a questi argomenti; io vorrei, non vorrei, ma se poi tu non vuoi ….
Ho cominciato a essere una mamma green quando ancora ero solo figlia e mia madre si ostinava a farmi la colla fatta in casa; acqua, farina e una buona dose di speranza, tanto per intenderci! Questa cosa mi deprimeva molto… perché non potevo essere come tutti i bambini normali che, per fare i lavoretti, usavano del sano e serio Vinavil? La risposta era semplice (e sempre attuale): soldi pochi = risparmio!
Il passo era breve dal diventare un’adolescente ribelle che usava birra e camomilla per schiarirsi i capelli o la neo-patentata che riceveva in eredità la vecchia 2 cavalli di terza o quarta mano.
Così, quest’attitudine al risparmio e all’ecologia, che all’inizio mi stava un po’ stretta, col tempo si è ampliata, assumendo diversi significati, riempiendomi di nuove curiosità e subendo, al tempo stesso, i primi inevitabili tradimenti!


Arrivò, ad esempio, il momento di svezzare la primogenita: echeggiava nell’aria il buon consiglio di acquistare da agricoltura biologica. Zero problemi con le mele, ma poi setacciai metà provincia alla ricerca di un’improbabile pera “nature”. Ricordo che sbottai: “ma quanto mondo devo inquinare per trovare una pera bio?”. Infine mi buttai sulle pere del fruttivendolo sotto casa “echissene… se sono piene di pesticidi!”
I tempi non erano ancora maturi; al giorno d’oggi in commercio si trova un po’ di tutto proveniente da agricoltura biologica … basta non dar troppo retta allo scontrino, quando si paga alla cassa!
Non c’azzeccai neppure coi tempi dei pannolini lavabili! Li scoprii durante la mia terza gravidanza (con l’arrivo della DSL e dei mommyblog ;P) ma si potevano acquistare solamente via internet. Complici l’assoluta contrarietà di papàbarba all’uso delle carte di credito (“ci manca solo una truffa online per mangiarci gli spicci lasciati da clienti insolventi e dalle tasse!”) e la mia diffidenza nel non poter “tastare con mano”, accantonai l’idea. Idea che venne riesumata quando un moderno negozio di articoli per l’infanzia cominciò a smerciare i suddetti panni; ma che investimento ragazzi!!!!!!
Dunque: calcola il numero medio di cambi in un giorno, valuta gli anni di ammortamento residui (la piccola aveva già un anno) moltiplica per due la fornitura base ‘ché una è poco rispetto ai tempi di asciugatura, immaginati a fare una lavatrice al giorno con tre pargoli e niente tempo per fare “la bella lavanderina che appende i pannoletti per i poveretti della città… fai un salto, fanne fare un altro a papàbarba che ti supporta dichiarando che “sì avremmo risparmiato un sacco di soldi se avessimo cominciato con Aisha 5 anni fa, ma se metti  in conto acqua e corrente, ora come ora, ne esci alla pari, forse”. Insomma ero piena di dubbi. La mazzata finale arrivò nel curiosare tra le varie discussioni sull’argomento; “ce ne sono di diversi tipi, devi trovare quello più adatto alle tue esigenze!”. Sotterrai definitivamente il valido ma oneroso progetto e tutto si concluse con un altro bel “echissene… se inquinerò il mondo ancora per qualche mese”. 
Però è rimasto alto il mio interesse per lo sviluppo sostenibile, il riciclo, il green, com’è di moda chiamarlo adesso, fra amici.
È per questo che vengo sempre catturata da pagine, blog e siti che propongono questo tipo di argomenti, anche se a volte riescono a risvegliare la mia vena polemica. Ad esempio; costruire mobili con i bancali di legno non me lo puoi chiamare “riciclo” perché io so come sono ridotti i bancali scartati dalle ditte… è tanto se riesci a tirarci fuori qualche stuzzicadente! Chiamalo “utilizzo creativo” e pace amen! Eppoi (rafforzativo), siamo proprio sicuri che farsi il pane in casa sia più economico ed ecologico che acquistarlo dal panettiere? 
Così via, insomma … con la voglia, nel mio minuscolo, di essere partecipe di una decrescita possibile, ma perseguitata da ogni tipo di dubbio (perché i piatti di plastica non si possono gettare nella differenziata della plastica?).
Inoltre, bando alle ciance, non è così facile come sembra! A me spesso mancano le materie prime: spazio, tempo, senso estetico e pazienza! Soprattutto pazienza … ma qual è il segreto di quelle mamme che riescono a creare oggetti (e biscotti) così perfetti insieme ai propri figli? I miei – giustamente – vogliono dire la loro, incollare fare disfare e che tutto sia pronto subito, altro che tempi di cottura/asciugatura!
Così un decoro natalizio che tu desidereresti così… te lo ritrovi disegnato così!



Oppure ti stressano continuamente mentre sei intenta a studiare un ascensore per quel bel garage che hai visto su pinterest!


È per questo che ultimamente ognuno si fa i ricicli suoi; io mi sono specializzata nell’accumulo di bottiglie di plastica che prima o poi butterò o cercherò di trasformare in delicati fiori (ma si crea diossina scaldando la plastica?).


Continua poi la mania dell’accumulo di contenitori con l’eterna illusione che creino ordine (a breve ci vedrete su “case da incubo”).



Anche i koala si danno da fare! Visto che raramente compriamo loro le carte dei Pockemon (che costano un occhio della testa) hanno imparato a “crearsele” fai da te, riciclando il cartoncino delle brioches. 


Inoltre Ben ha trasformato i tappi delle bottiglie di plastica in un discreto numero di giocatori di calcio ed organizza infiniti ed appassionanti campionati.

Sono piccole cose che ricordano un “vecchio modo di giocare” e mi stupisce e riempie di gioia questa loro capacità d’immaginare e di creare. Doti sempre più spente dal mondo moderno delle play, wii e giochini automatici precostituiti.
Concludendo, questo è un po’ il nostro modo di essere “green” con una trimamma che si blocca davanti al pattume con lo sguardo vacuo del “se un giorno mi servisse?” ed un papàbarba che puntualmente dimentica accese tutte le luci di casa!
A volte penso a mia madre, a quando caldeggiava la sua colla di farina o a quando ci costringeva a lavare i piatti con l’acqua scolata della pasta. Un po’ mi scoccia ammetterlo, ma credo che nella sua beata ignoranza, fosse mille anni avanti!

Grazie, tri mamma! È la prima volta che metto due ospiti a dialogo, e devo dire che questo accostamento mi piace moltissimo!
Vi ringrazio per i tanti commenti al post di Pachamama e vi invito a continuare a partecipare, sono curiosa di sapere che ne pensate.

Appuntamento a lunedì con un’altra ospite e una bella idea creativa di décor… e se per caso vi venisse voglia di creare, vi ricordo che aspetto le vostre idee per la Raccolta di Riciclo Creativo per Bambini, e le vostre creazioni handmade per il Concorso dell’Estate, con Riciclattoli e Artefatti!

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